C’era una volta… Grizzana, Morandi, Arcangeli e l’arte in Appennino

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I Fienili del Campiaro oggi

C’è una storia che parla di un artista altissimo e schivo che si chiamava Giorgio Morandi e di un critico d’arte sensibile, appassionato e a volte triste, che si chiamava Francesco Arcangeli

È una storia che parla di arte e di diverse visioni del mondo che a volte, semplicemente, dolorosamente, non coincidono. 

È una storia a tratti incantevole, a tratti drammatica, di pensieri che si incontrano, si ammirano e poi si allontanano per sempre.

Un capitolo di questa storia è ambientato a Grizzana, un paese sull’Appennino bolognese che il pittore aveva eletto come sua seconda casa: Grizzana ora, in suo onore, fa Morandi di cognome.

Le lettere tra Morandi e Arcangeli arrivavano e partivano proprio dalla casa di Grizzana. Poche lettere in realtà, e brevi: la monografia sull’opera di Morandi che Arcangeli stava scrivendo era un’interpretazione troppo appassionata e troppo partigiana per piacere all’algido pittore. In più, il critico era stato molto duro con alcuni personaggi di cui non condivideva le opinioni, personaggi invece amici di Morandi, che in ultima istanza non approvò l’edizione del libro. Arcangeli ne sofferse immensamente.

L’incomprensione era stata categorica per il pittore e tragica per il giovane critico, ma erano pur sempre uomini d’altri tempi, e tutto passò sotto il più decoroso silenzio.

Giorgio Morandi e Francesco Arcangeli in fotografie d'epoca
Giorgio Morandi e Francesco Arcangeli in fotografie d’epoca

Tanto che qualche anno dopo Gino Benassi scelse proprio Arcangeli per organizzare a Grizzana una mostra con le opere d’arte ritrovate nei dintorni.

La mostra aprì nel 1966, due anni dopo la morte del pittore, e fu intitolata significativamente Omaggio a Morandi
Le opere furono esposte nella scuola elementare nel paese: erano il risultato di ritrovamenti, studi e attribuzioni che si erano concentrati sopratutto negli ultimi anni.
Successivamente la ricerca si fece più serrata, con una serie di campagne di rilevamenti in tutta la valle tra il Reno e il Setta, volte a testimoniare la ricchezza di cultura, architettura, paesaggio e tessuto sociale della zona appenninica.

Dal 23 luglio e fino al 17 settembre 2017 le stesse opere esposte nel 1966 sono visibili nella mostra “Grizzana, Morandi, Arcangeli cinquant’anni dopo”, allestita nei Fienili del Campiaro.

(qui il volantino con tutte le info)

Il luogo è già suggestivo di per sé. I fienili sono tra i luoghi più amati dipinti da Morandi, poco lontano si trova la sua casa, ora trasformata in una casa-museo.

Per chi ama Morandi è come ritrovarsi sul set del suo film preferito.

I Fienili del Campiaro oggi
I Fienili del Campiaro oggi

 

Giorgio Morandi, "La strada bianca", 1939, Collezione privata
Giorgio Morandi, La strada bianca, 1939, Collezione privata

I dipinti in mostra sono principalmente pale d’altare ritrovate nelle chiese della zona.

Cristo irato e i santi Sebastiano e Rocco, anonimo bolognese della prima metà del '660, particolare della processione e dei panini
Cristo irato e i santi Sebastiano e Rocco, anonimo bolognese della prima metà del ‘660, particolare della processione e dei panini, Trasserra di Camugnano, Chiesa di San Giovanni Battista

Alcuni sono interessanti per il loro valore documentario, come Cristo irato e i Santi Sebastiano e Rocco, di un anonimo pittore bolognese della prima metà del ‘600, scelta anche come manifesto della mostra stessa. Sullo sfondo della scena principale si vede un paesaggio appenninico del tutto simile a quello attuale, con una processione di persone che salgono sui tornanti di una strada di montagna per arrivare a una piccola chiesetta, certamente quella di Trasserra, piccolo paese vicino a Camugnano per il quale quest’opera fu dipinta.

(Agli appassionati di cibo come me non sfuggiranno quegli splendidi panini ai piedi di San Rocco, quasi degli hamburger seicenteschi)

Altre opere sono interessanti anche dal punto prettamente artistico ed estetico, come la Madonna con il Bambino attribuita a Lorenzo Monaco, pittore tardogotico fiorentino tra i più eleganti.

A vedere per primo la mano di Lorenzo Monaco nella piccola opera, conservata gelosamente da secoli a Tavernola di Grizzana Morandi, fu proprio Francesco Arcangeli, durante una passeggiata, nel 1952.

E poi un grande dipinto di Mastelletta, Assunzione della Vergine, dalla chiesa parrocchiale di Vergato, dai toni classici e surreali, quasi un incrocio tra Raffaello ed El Greco; un bruno e bellissimo Giacomo Bolognini, e infine due meravigliosi, ma davvero meravigliosi, Crespi, Il beato Arcangelo Canetoli di Luigi Crespi, dalla chiesa di Grizzana, e la Madonna con il Bambino e i santi Filippo Neri e Andrea Avellino di Guiseppe Maria Crespi, nera e splendente, ora in collezione privata ma precedentemente nell’oratorio di Sant’Andrea Avellino a Veggio, Grizzana.

Visitatori davanti a Lorenzo Monaco
Visitatori davanti a Lorenzo Monaco
Chiacchiere meditative davanti a Giuseppe Maria Crespi
Chiacchiere meditative davanti a Giuseppe Maria Crespi

Nell’altro edificio del complesso è ospitata la parte più contemporanea della mostra: alcune opere di Luigi Ontani, artista contemporaneo di Vergato che si cimenta nell’interpretazione dello spirito dei suoi luoghi, e in particolare un doppio ritratto in cui si confronta con la figura del conte Cesare Mattei, proprietario della celebre Rocchetta Mattei di Riola e inventore di strane teorie medico-alchimistiche elettro-omeopatiche di cui ancora oggi pochi conoscono i segreti.

Infine, il bianco e nero.

Alcune delle fotografie scattate durante i rilevamenti in Appennino sono esposte con un meraviglioso contrasto di colori sui muri grezzi in pietra dei Fienili. Alcune sono di Luigi Fantini, archivista e fotografo autodidatta appassionato di geologia, altre di Paolo Monti, fotografo ufficiale e poetico delle compagne di rilevamento degli anni ’60 condotte da Andrea Emiliani.

fotografie di Paolo Monti appesa sui muri di pietra dei Fienili
fotografia di Paolo Monti appesa sui muri di pietra dei Fienili

Al piano inferiore sono una serie di incisioni di Giorgio Morandi, che era stato professore di incisione, e non di pittura, all’Accademia di Bologna.

Vedere l’incisione de La strada bianca e nel contempo il verde della montagna di Grizzana riflesso sul vetro è un’emozione tanto delicata e silenziosa quanto irripetibile.

La strada bianca, Giorgio Morandi, 1933 - e il riflesso del paesaggio appenninico
La strada bianca, Giorgio Morandi, 1933 – e il riflesso del paesaggio appenninico

Delicata e silenziosa è anche la casa museo dall’altra parte della strada bianca, in cui Morandi passò le ultime estati e che è rimasta sostanzialmente come era allora. (Ne parlo in questo articolo)

Merita assolutamente una visita ed è il modo migliore per immergersi nell’atmosfera calma, elegante e silenziosa dell’Appennino.


INFO

La mostra è aperta dal 23 luglio al 17 settembre 2017, da lunedì a venerdì ore 14,30-17,30
sabato e domenica ore 10,00-13,00 e 14,30-17,30

Il biglietto è di 2 euro e consente anche l’entrata alla casa museo di Giorgio Morandi.

Il paesaggio dalla terrazza dei Fienili, sede della mostra
Il paesaggio dalla terrazza dei Fienili, sede della mostra
La mia nuova amica: la capretta della Locanda dei Fienili del Campiaro
La mia nuova amica: la capretta della Locanda dei Fienili del Campiaro

2 thoughts on “C’era una volta… Grizzana, Morandi, Arcangeli e l’arte in Appennino

  1. Grazie per la gradita visita ed positivi commenti, ci accompagna la speranza che questo evento sia l’inizio di un nuovo percorso progettuale di tutela e valorizzazione del patrimonio di questi monti. Cordialmente Cesare Calisti

    1. Grazie a lei, Cesare! la mostra è davvero ben fatta, e sono sicura che sarà l’inizio di uno splendido percorso. Io continuo a seguirvi… Buon lavoro!

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